Esposizione di
Minori alla Violenza su Animali
Le persone che commettono un singolo atto di violenza sugli
animali
sono più portate a commettere altri reati rispetto a coloro
che non hanno abusato di animali.
Come segnale di un potenziale comportamento antisociale
che include ma non
limitato alla violenza atti isolati di crudeltà
nei confronti degli animali non devono
essere ignorati dai giudici, psichiatri, assistenti sociali, veterinari,
poliziotti e tutti coloro che incappano
in abusi sugli animali durante il proprio lavoro.
The Web Of Cruelty: 'What animal abuse tells us about humans',
di Arnold Arluke

Sulla base di numerosi studi scientifici effettuati negli anni passati dall'approccio psicoanalitico di Freud, al cognitivo-evolutivo di J.Piaget e L. Kohlberg, alle teorie dell'apprendimento sociale di A.Bandura, EF.McDonald, P.Cowan e J.Langer, si evince che, lo sviluppo della moralità avviene per stadi successivi e per apprendimento sociale che varia a seconda del contesto in cui si vive: criteri morali assorbiti nell’infanzia e durante l’adolescenza dal contesto familiare e sociale, verranno poi mantenuti in età adulta, anche in situazioni diverse.
I primi anni di vita, in particolare dai sei ai tredici anni, hanno perciò un’importanza straordinaria non solo nella formazione della personalità, ma anche nel comportamento sociale. Il ruolo delle agenzie educative è fondamentale. In quel periodo si forma la concezione morale degli individui e perciò della società.
L’importanza del concetto di empatia nei confronti del diverso deve quindi essere un punto fermo nel sistema educativo per evitare che episodi di violenza si manifestino poi in età adulta.
La tendenza all’aggressività, si può esprimere in modi completamente diversi e non necessariamente violenti. Del resto se l’aggressività come tendenza fa parte del nostro modo di essere, la violenza come espressione di aggressività fa parte del tipo di educazione che noi riceviamo.

È l’educazione che definisce il modo in cui si manifesterà questa tendenza, attraverso un percorso ad esempio di veemenza verbale piuttosto che uno di violenza fisica.
La violenza perciò non è propriamente un problema d’istinto, ma è un modo appreso di esprimere un istinto.
L’educazione, e in questo si intende soprattutto l’esempio, indirizza, plasma, dà forma all’aggressività.
Una delle strategie privilegiate di apprendimento nell’essere umano e l’osservazione e l’imitazione di modelli.
Il bambino tende ad imitare il comportamento dell’adulto, se l’adulto mostrerà atteggiamenti di crudeltà il bambino cercherà di imitarlo o comunque si assuefarà ad essi.
Per il fanciullo animale o uomo sarà completamente indifferente. Egli impara infatti l’atteggiamento violento, poiché viene educato a porsi in modo crudele nei confronti dell’alterità. È necessario tenere in considerazione proprio questi due punti, ovvero l’atteggiamento violento e il disprezzo dell’altro, come due costumi in qualche modo preparatori di successive azioni di violenza.
Per ESPOSIZIONE ALLA VIOLENZA si intende il coinvolgimento in una situazione violenta come spettatore, come oggetto di violenza o in alcuni casi, in particolare per quanto riguarda i minori, come partecipanti in qualche misura alla violenza stessa.

I dati che finora si hanno, ad esempio, sulla zoocriminalità minorile, inducono ad usare il concetto di "esposizione alla violenza" nel suo significato di "coinvolgimento in una situazione violenta come spettatore e/o come partecipante in qualche misura alla violenza stessa”.
Questi studi hanno preso in considerazione l'esposizione ad una violenza che potremmo definire "reale" e l'esposizione ad una violenza rappresentata o simulata, quella cioè presente, ad esempio, nel cinema, nella televisione, nei fumetti, nei videogiochi e su internet.
Le ricerche sugli effetti dell'esposizione alla violenza "reale" nei bambini e negli adolescenti hanno a loro volta preso in considerazione ambiti diversi in cui la violenza si manifesta ed hanno analizzato in particolare la violenza della guerra, la violenza nel quartiere e la violenza nella famiglia
Conseguenze più importanti nei bambini e negli adolescenti dell'assistere ad atti di violenza:
- sviluppo di comportamenti aggressivi e antisociali e comunque di una difficoltà nei rapporti con i coetanei e nei rapporti sociali in genere.
- deumanizzazione orientata sul soggetto: di fronte a tanta violenza il bambino può acquisire una vera mancanza di empatia nella sofferenza altrui.
- deumanizzazione orientata sull'oggetto: il bambino può iniziare a ritenere che in fondo gli altri sono oggetti, reificando quindi il prossimo, che diventa ai suoi occhi una cosa e non un essere vivente e senziente
L'assistere ripetutamente ad atti di violenza produce infatti in molti individui una diminuzione della loro reattività emozionale alla violenza, per cui comportamenti violenti, che all'inizio vengono percepiti con disagio e angoscia, col passare del tempo vengono per così dire accettati come comportamenti più o meno normali. La desensibilizzazione e l'assuefazione alla violenza implicano anche la diminuzione o l'atrofizzazione dell'empatia, della capacità cioè di immedesimarsi negli altri sul piano cognitivo e su quello emozionale.
E' utile ricordare che l'empatia è lo strumento più efficace per prevenire, ridurre ed eliminare la violenza nei rapporti tra gli esseri umani e tra gli esseri umani e gli altri animali.
Bibliografia
Monica Bertini, Francesca Sorcinelli, Massimo Tettamanti, (Dis)Educazione alla Violenza. La violenza a scopo ludico. Il circo con animali e le mostre ornitologiche venatorie. Ed.Cosmopolis 2008.
Roberto Marchesini, Natura e Pedagogia, Theoria 1997.
Camilla Pagani, La zoocriminalità minorile: gli effetti psicologici nei bambini e negli adolescenti dell’esposizione alla violenza. Intervento tenuto il 20 febbraio 2002 alla Camera dei Deputati, Sala della Sagrestia, Roma, in occasione della presentazione del Rapporto Zoomafia 2002 della LAV.
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