ITALIA

 

Il riconoscimento e trattamento del LINK nel nostro paese presenta ancora una doppia valenza in cui i limiti e paradossi sono preponderanti rispetto ai punti di forza. Del resto a differenza degli Stati Uniti che vantano un centinaio di anni la storia dello studio, trattamento e contrasto al LINK in Italia risale solamente al 2009 con la strutturazione del Progetto LINK-ITALIA e la nascita dell’omonima Associazione di Promozione Sociale nel 2012.

 

PUNTI DI FORZA

 

Crescente attenzione e impegno istituzionale per i diritti degli animali: nel 2005 nasce all’interno del Corpo Forestale dello Stato una struttura specifica per il contrasto al maltrattamento e uccisione di animali che dispone fin da subito di metodi investigativi di alta qualità e che viene ufficializzata nel 2007 come Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (N.I.R.D.A.).

Nel 2009 il Sottosegretario di Stato al Lavoro, Salute e Politiche Sociali Francesca Martini istituisce il Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria presso la Sezione di Grosseto dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana.

Nel 2011 nasce l’Unità Specialistica di Medicina Forense Veterinaria della Regione Lazio.

 

Esistenza di un progetto dedicato al LINK e crescente interesse ed impegno istituzionale: prima del 2009 in Italia non era attivo nessun progetto che formalmente lavorasse allo studio, definizione e riconoscimento del LINK nel nostro paese e il concetto al di là di rare ed esigue nicchie intellettuali era totalmente sconosciuto.

Nel giro di pochi anni abbiamo fatto importanti e concreti passi:

  1. nello studio scientifico del fenomeno;
  2. nel coinvolgimento delle istituzioni;
  3. nella formazione dei professionisti;
  4. nella sensibilizzazione della popolazione.

Attualmente sono in corso sempre maggiori e crescenti mediazioni con Corpi di Polizia, Ordini Professionali, Comuni ecc., per l’affermazione e formalizzazione di un condiviso e diffuso filtro di interpretazione della realtà che contempli il LINK in tutta la sua portata, imponenza e urgenza.

 

Rilevazione dei primi dati scientifici: l’esistenza del LINK in Italia è stata rilevata scientificamente per la prima volta nel 2012 tramite la prima raccolta dati che abbiamo effettuato grazie alla creazione del DATABASE LINK. 

 

I dati rilevati nel 2012 sono stati pubblicati nell’articolo scientifico Abusi su Animali e Abusi su Umani: Complici nel Crimine, F. Sorcinelli, A. Manganaro, M. Tettamanti. Fascicolo IV Rivista Italiana di Criminologia – Società Italiana di Criminologia (S.I.C.)

 

La successiva raccolta dati risale al 2014 ed è stata pubblicata nell’articolo scientifico Zooantropologia della Devianza, Quadro generale e aspetti critici della realtà italiana, F.Sorcinelli, R. Monaco, R. Tozzi, A. Zaccherini, C. Mammoliti. Animal Studies. Rivista Italiana di Zooantropologia.

 

I dati più recenti sono stati pubblicati nel REPORT Maggio 2016. Zooantropologia della Devianza. Profilo Zooantropologico Comportamentale e Criminale del Maltrattatore e/o Uccisore di Animali. Classificazione del Crimine su Animali, F. Sorcinelli LINK-ITALIA (APS), R.Tozzi N.I.R.D.A. – Corpo Forestale dello Stato.

 

La rilevazione scientifica del fenomeno può risultare ovvia e scontata a chi già percepiva, ipotizzava o semplicemente la osservava empiricamente e può risultare sconvolgente a chi ipotizzava la realtà opposta.

Ciò che va evidenziato a tal proposito è che  in Italia il riconoscimento del LINK non è più attribuibile ad arbitrarie percezioni, deduzioni, intuizioni, ipotesi plausibili e di buon senso che possono essere contestate da altrettante arbitrarie ipotesi contrarie. Affermare che il Maltrattamento e/o Uccisione di Animali sia un preciso indicatore di Pericolosità Sociale e Sintomo di una Situazione Esistenziale Patogena finalmente oggi anche per l’Italia è il risultato di uno scientifico processo statistico – matematico di analisi del fenomeno.

 

 

CRITICITA’

 

Mancanza di una specifica classificazione e studio dei reati su animali: in Italia il Fatto-Reato di avvenuto Maltrattamento e/o Uccisione di Animali, pur essendo contemplato e punito penalmente, non viene studiato nelle raccolte dati ministeriali.

I delitti presenti nelle tabelle per le rilevazioni di andamento generale della criminalità italiana, si dividono in 57 codici a partire da Strage [codice 01], a cui seguono gli omicidi o tentati omicidi [da codice 02 a 12], lesioni dolose [cod 13], violenze sessuali, borseggi, furti, rapine, estorsioni, incendi dolosi, truffe, contrabbando ecc., fino ad arrivare all’ultima categoria in cui vengono assemblati i delitti minoritari sotto la voce “altri delitti” [cod 57].

Nonostante il codice penale lo definisca delitto, quindi formalmente un crimine di una certa rilevanza, nelle Banche Dati delle Forze di Polizia il maltrattamento e uccisione di animali non viene classificato in una categoria a sè stante ma sotto la voce generica “altri delitti”.

La classificazione generica fa perdere la percezione delle specifiche condotte criminose nei confronti degli animali e delle relative implicazioni sociali. Ciò significa non potersi avvalere di una precisa categoria di dati necessari alla strutturazione delle politiche criminali – cioè lo studio del funzionamento e dell’evoluzione dei fenomeni criminali – che hanno il compito di orientare l’applicazione della norma penale al fine di ottenere risultati maggiori nella repressione dei crimini, soprattutto violenti.

 

Impostare un’indagine di politica criminale significa rendere attuabile l’individuazione delle principali cause del delitto, questo è possibile però solo se si conoscono i fattori che determinano il delitto. Tutti i fattori !!!

Lo studio della politica criminale ha anche un’importanza strategica nella prevenzione dei reati creando una strada parallela alla repressione – attualmente via considerata prioritaria .

 

Disattesa dei riconoscimenti dell’O.M.S.: nell’International Classification of Mental and Behavioural Disorders (ICD-10, 1996) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-III-R 1987) dell’Associazione Psichiatrica Americana è stata inserita la crudeltà fisica su animali tra i sintomi del Disturbo della Condotta. L’Italia fa capo alle linee guida dell’O.M.S. per le modalità operative dei professionisti in ambito psicosociale, socio-educativo, sanitario e giudiziario.

Del resto prima che la crudeltà su animali fosse inserita nel D.C. un clinico, educatore professionale, assistente sociale, appartenente alle forze dell’ordine, relativamente alla domanda: «questo paziente/utente/autore di reato è mai stato violento con un animale?», avrebbe potuto decidere se porsela oppure no esclusivamente in base al proprio giudizio personale. Ora è evidente che la decisione sia d’obbligo e su giudizio istituzionale dell’O.M.S.

D’altra parte è altrettanto evidente che in Italia tale obbligo venga estremamente sottovalutato o nemmeno preso in considerazione, in pratica gravemente disatteso.

 

Distorsioni culturali diffuse e radicate: la mancanza per lungo tempo dello studio scientifico del LINK nel nostro paese ha portato ad una diffusa non conoscenza e/o estrema sottovalutazione della pericolosità sociale del maltrattatore e/o uccisisore di animali. In alcuni casi l’orizzonte di senso comune è addirittura gravemente dissociato dalla realtà tanto che gli addetti ai lavori paradossalmente:

 

1. rassicurano le donne che denunciano aggressioni agli animali domestici da parte dei partner violenti affermando: << Non si preoccupi signora, proprio perché se suo marito picchia il gatto lei può stare tranquilla!>>

Si evidenzia in realtà che:

  • nei contesti familiari dove il partner agisce minacce o atti violenti nei confronti degli animali, i dati scientifici rilevano che le donne e i minori sono anch’essi esposti  a tali atti 7,6 volte in piu’ dei contesti  in cui gli animali non vengono né aggrediti né minacciati (Flynn 2011)
  • <<La crudeltà su animali non è lo sfogo innocuo di emozioni in un individuo sano ma un segno di allarme. L’abuso di animali non dissipa i comportamenti violenti bensì li alimenta>> Randall Lockwood

 

2. classificano il maltrattamento e/o uccisione di animali da parte dei minori come gioco”, “ragazzata”, “fase normale della crescita”, “fenomeno isolato”.

In realtà <<Le persone che commettono un singolo atto di violenza su animali sono più portate a commettere altri reati rispetto a coloro che non hanno abusato di animali. Come segnale di un potenziale comportamento antisociale atti isolati di crudeltà nei confronti degli  animali non devono essere ignorati da giudici, psichiatri, assistenti sociali, veterinari, poliziotti e tutti coloro che incappano in abusi su animali durante il proprio lavoro>> Arnold Arluke 

 

3. trattano ogni informazione su tali reati perseguendo la logica del “tanto sono solo animali”.

 

 

Grave svantaggio culturale e operativo rispetto alla malavita organizzata: in realtà in Italia esiste un’organizzazione che il LINK lo conosce e lo applica da sempre in modo “scientifico” e negativo per perseguire i propri scopi.

Ci riferiamo alla malavita organizzata.

Quest’ultima riconoscendo il valore del LINK e applicandolo costantemente nell’iniziazione dei minori alla vita delinquenziale tramite uno serrato tirocinio di crudeltà su animali – nel fenomeno definito Zoocriminalità Minorile – dimostra di avere, culturalmente parlando, un’arma in più per perseguire i propri scopi rispetto al mondo professionale e alla società civile, ancora invischiate nella pericolosa mentalità del <<tanto sono solo animali>>.