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Il
Problema
Certo, labbiamo capito
le persone che picchiano i propri figli picchiano anche i propri
cani,
le persone che picchiano i propri cani picchiano anche i propri
figli è tutto collegato.
Ben Click, Capo della Polizia, Dallas, Dipartimento della Polizia
del Texas

La violenza all’interno delle mura domestiche è la principale causa di morte e invalidità per le donne tra i sedici e quarantaquattro anni. Il dato, ancora poco conosciuto, è superiore all’incidenza del cancro e dei sinistri automobilistici sulla vita e sulla salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la violenza domestica come “uno dei principali problemi di salute pubblica in tutto il mondo e il caso più frequente di mancato rispetto dei diritti umani”. Poliedrica e multiforme, la violenza domestica si manifesta all’interno di un quadro molto complesso.
Gli studi condotti negli Stati Uniti sulla violenza interpersonale, hanno rilevato un fenomeno risultato formativo e predittivo della violenza stessa, con particolare riguardo alla violenza domestica su donne e bambini.
Tale fenomeno è la Crudeltà su Animali considerata, soprattutto se condotta nell’infanzia ed adolescenza, come:
- sintomo di una situazione esistenziale patogena
- fenomeno predittivo di successivi comportamenti antisociali e/o criminali quali:
Aggressioni: Deliberata crudeltà fisica verso gli animali o persone e atti di distruzione di proprietà (utilizzando spesso il fuoco)
Furti caratterizzati dalla presenza di una vittima: Borseggio, estorsione, rapina a mano armata.
Rapimento, violenza sessuale, assalto, omicidio.

Il 5 novembre 2000 nel NewYork Daily News appare un articolo in cui si riporta che 35 newyorkesi mai stati puniti per aver picchiato le proprie partner, erano in prigione o in terapia per aver maltrattato il proprio animale domestico.
Tutto questo si deve alla partnership che i procuratori distrettuali di Brooklyn e Staten Island hanno creato con l’Unità di Supervisione Famigliare della American Society for the Prevention of Cruelty to Animal, un programma anti-violenze che dal 1998 ha informato gli enti cittadini sul collegamento esistente fra i maltrattamenti agli animali e la violenza domestica.
“Una persona che tortura o uccide un animale è spesso violenta anche nei confronti delle persone” ha dichiarato il vice procuratore distrettuale Carol Moran, che ha perseguito casi di violenza domestica negli ultimi 16 anni. “Ne consegue che le condanne per maltrattamenti agli animali permettono di mettere i soggetti che compiono abusi in prigione – o in terapia.”
Questo è solo uno dei numerosi esempi della stretta collaborazione che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna è già attiva da un decennio, tra gli operatori che si occupano della cura e della protezione degli animali e coloro che si occupano della cura e protezione delle donne e dei bambini e più in genere di tutti gli individui che sono oggetto di violenza. A San Diego (California) per esempio, nei casi di abuso infantile gli operatori sociali hanno l’obbligo di riferire sulle condizioni di salute e sul trattamento degli animali domestici di quelle famiglie.
Tali collaborazioni sono il risultato della enorme autorevolezza attribuita dalla società statunitense ai risultati delle ricerche scientifiche condotte sul legame tra abusi su animali e umani anche e soprattutto nell’ambito della violenza domestica interpersonale.
Testimonianza di ciò la dichiarazione del presidente Barack Obama per cui :
“Oltre ad essere inaccettabile in quanto tale, la violenza verso gli animali è collegata ad un comportamento violento generalizzato, specialmente la violenza domestica e noi abbiamo bisogno di rendere nota questa connessione e di lavorare per contenerla. Condanne pesanti sono importanti e io le supporto ma noi sappiamo che l’incarcerazione da sola non può risolvere tutti i nostri problemi. Come presidente io continuerò a garantire che tratteremo la crudeltà su animali come il serio crimine che è e indirizzeremo a divulgare la sua connessione con i più ampi patterns comportamentali di violenza”
Nelle ricerche americane si evidenzia cosa, per le vittime, può significare l’abuso su animali nei casi di violenza domestica:
- Offesa alla persona – i carnefici talvolta minacciano di fare del male ad un animale da compagnia come mezzo per indurre la donna a restare, per punire la vittima che se ne sta andando o come metodo coercitivo per farla tornare a casa. Un violentatore può minacciare di fare del male all’animale o fargli direttamente del male per poi ammonire la vittima di essere l prossima della lista. L’abuso ai danni degli animali è indicatore del fatto che la vittima rischia di trovarsi in una situazione letale. Un’azione ai danni di un animale da compagnia perpetrata dal soggetto violento può essere un chiaro segno di ciò che può capitare alla vittima. Se il violentatore, di fatto, arriva ad uccidere l’animale, tale crimine può rivelare l’intenzione di infliggere delle ferite molto serie - se non letali – alla vittima umana designata.
- Offesa all’animale – talvolta si sorvola fin troppo sul benessere dell’animale. Le minacce del violentatore conducono, spesso a vere e proprie ferite ai danni degli animali. Senza tener conto delle molte uccisioni.
- Importanza degli animali da compagnia per le vittime di violenza domestica – alcune vittime stabiliscono un particolare legame simbiotico con i loro animali, soprattutto le donne che si trovano isolate dal resto del mondo per colpa dei loro carnefici. Gli animali offrono un’ottima compagnia e possono anche essere parte integrante della vita dei loro figli, essi inoltre possono anche rivelarsi un decisivo aiuto per la guarigione della vittima, nel lungo periodo.
- Impatto sulla decisione di agire per autodifesa – Una vittima potrebbe reagire più prontamente, con un’autodifesa, se sapesse che il maltrattatore è perfettamente in grado di recarle lo stesso danno appena inflitto all’animale.
Attualmente nel nostro paese l’esistenza di tale LINK è testimoniata piu che altro dai fatti di cronaca e la crudeltà su animali spesso è catalogata come “problema di serie B” o nemmeno percepita come tale. L'indifferenza legislativa e istituzionale verso queste forme di violenza domestica su animali sono principalmente dovute a errata credenza che i maltrattamenti su animali siano cosa rara mentre chi si è occupato di questo problema ha dimostrato che solo il 5% di questi reati finisce sui giornali. Ad oggi i casi di crudeltà sugli animali sono interpretati come crimini isolati che non hanno alcuna realzione con altri comportamenti umani come la violenza interpersonale.
Alcuni esempi:
Litiga con la fidanzata e le uccide l'animale
Era già stato condannato a 2 anni perché, con l'auto sequestrata ad un giovane che usciva da una discoteca, aveva fatto scorribande per le vie del centro trasformando la vettura in rottame. L'altro giorno un giudice si è di nuovo dovuto occupare di lui. E anche questa volta, nel contestato reato di lesioni e maltrattamenti in famiglia, Marcello Loffiego Raco, 20 anni, di Biella, si è particolarmente "distinto" per ripicca nei confronti della convivente, le avrebbe preso il gatto e gettato nel forno, bruciandolo vivo. Il tutto mentre avrebbe obbligato la giovane ad assistere alla morte dell’animale. La vicenda, che risale a qualche mese fa, è stata discussa di fronte al nuovo presidente di sezione, Lorenzo Fornace. Il PM, ha così raccontato di una serie di liti tra i due giovani, piuttosto vivaci. Fino a quando Marcello Loffiego avrebbe perso la testa e, afferrato il felino che la sua fidanzata teneva in grembo, lo avrebbe gettato nel forno della cucina, accendendo l'elettrodomestico al massimo della potenza.
Inutilmente la donna avrebbe cercato di evitare la morte del suo gatto: lui l'avrebbe praticamente immobilizzata, tenendole il viso vicino allo sportello e obbligandola così ad assistere alla terribile fine dell'animale. Nella precedente condanna, il giovane aveva usufruito degli arresti domiciliari, provvedimento poi revocato dalla Corte d'Appello in quanto non aveva rispettato il provvedimento: "L'episodio del gatto fa sicuramente notizia commenta l'avvocato difensore Fernando Bello, mi auguro però che si tenga conto della differenza che intercorre tra un animale ed una persona”. La giovane convivente non si è comunque costituita parte civile, "alleggerendo" così la posizione del fidanzato. I due infatti sembrano aver superato la crisi e anche la morte del gatto: "La loro intenzione è quella di sposarsi presto" conclude il legale: Il processo rinviato al 12.
La Stampa ottobre 2005
Litiga con lei e getta il cane dalla finestra
Cassago Brianza (LC) Una caduta nel vuoto dal secondo piano e tante botte. È questo il regalo di Natale che un signore di Cassago Brianza, in provincia di Lecco, ha fatto al suo Ken, un dolcissimo cucciolo nero di circa tre mesi e mezzo, portato da Gesù Bambino ai suoi figli. Era la sera del 25 e, durante il cenone a casa dei suoceri l'uomo, C. A. 35 anni, ha litigato con la moglie. Così, per farle un dispetto, è salito in macchina ed è ritornato fino alla loro abitazione per scaricare la sua ira sulla povera bestiola indifesa. Senza alcuna pietà, il cucciolo è stato gettato dal balcone nel vuoto. Non ancora soddisfatto, il suo proprietario è sceso nel cortile ed ha continuato a prendere a calci l'animale che guaiva disperato per il dolore, fino a che, afferrandolo per il collo, lo ha lanciato in un campo adiacente alla proprietà. Alla scena hanno assistito sbigottiti i vicini, che sono immediatamente intervenuti per soccorrere il povero Ken ed hanno richiesto l'intervento della Lega Nazionale per la difesa del cane della provincia di Lecco. Il cucciolo è attualmente ricoverato presso una clinica veterinaria in condizioni ancora piuttosto critiche.
La caduta, infatti, gli ha procurato diversi traumi ed una frattura multipla del gomito che rende necessario un intervento chirurgico complesso. Ken sarà operato nei prossimi giorni ma, quasi certamente, non recupererà completamente l'arto. Il proprietario del cane è stato denunciato per il reato di maltrattamento degli animali, come previsto dalla legge 190.
Libero 27 dicembre 2005
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